Il POST di Ines Libondi
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Giovedì 27 Febbraio 2020 10:23

Trenta ore per la vita delle mamme malate di sclerosi multipla

 

 

 


cartelloTV_4K_telefonici_AISM.jpg“Trenta Ore per la Vita” 2020 torna in tv per aiutare concretamente tante mamme con la sclerosi multipla (SM) in 80 città italiane. Dall’8marzo al 29 marzo 2020 torna “Trenta Ore per la Vita” suSKYe RAI per raccogliere fondi con il numero solidale 45580 per continuare a sostenere concretamente tante donne e mamme con la Sclerosi multipla (SM). Testimoni della campagna, Lorella Cuccarini e Rita dalla Chiesa.

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Giovedì 27 Febbraio 2020 09:50

Coronavirus, spunta l’ipotesi di sabotaggio politico

 

 

 


Risultato immagini per foto fontana con mascherinaDelle due l’una. O il contagio si è diffuso per negligenza dei medici (da sanzionare comunque) o si tratta di un vero e proprio sabotaggio politico di parte leghista, da cinici e incoscienti, andato oltre le intenzioni. Entrambe le ipotesi sembrano possibili, visto come è andata la vicenda coronavirus. L’ipotesi della consapevole trascuratezza dei Governatori leghisti della Lombardia e del Veneto con cui hanno trattato l’emergenza nazionale proclamata dal governo a fine gennaio causa coronavirus, con i dovuti protocolli e la chiusura dei collegamenti con la Cina, non trasmettendo l’allarme adeguato ai propri ospedali, sabotando di fatto l’azione di prevenzione del governo, gira insistentemente negli ambienti istituzionali. Perché il comportamento dell’ospedale di Codogno nei confronti del primo malato di coronavirus tutto italiano (i cinesi non c’entrano niente) nato e cresciuto nell’ospedale di Codogno, nel Lodigiano, che ha colpito un giovane di 38 anni tuttora in terapia intensiva, tutta la sua famiglia, tanti dei suoi rapporti sociali, gli stessi medici che lo hanno curato senza precauzioni e rimandato a casa con una devastante polmonite (<non ha voluto ricoverarsi>, si difendono con argomenti peggiori delle accuse dall’ospedale) sembra a tutti incredibile. Tanto che sta prendendo l’attenzione perfino delle Procure di Milano e Padova, dove è stata aperta un’inchiesta per il focolaio dei Colli Euganei, direttamente collegato a quello del Lodigiano. Mentre medici sotto inchiesta (all’ospedale di Codogno e a quello di Vo’ nel Padovano sono già arrivati i Carabinieri e i Nas) e autorità praticano il classico scaricabarile accusandosi l’un l’altro.

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Domenica 23 Febbraio 2020 12:00

Covid-19, ora è l’Africa che blocca gli italiani del Nord alle frontiere

 

 

di Alessandro Fieramonte

 

 

Risultato immagine per foto milanoIl contagio del covid-19, il nuovo coronavirus, si diffonde nel Centro-Nord d’Italia con velocità. I morti finora sono sette, ma gli ammalati sono quasi 80. E’ormai accertato che la Cina non c’entra niente, che si tratta di un virus uguale ma autoctono, maturato qui, nel nostro Paese o per meglio dire al Nord. Tutti gli infettati e i deceduti sono anziani, ammalati o meno (ci sono morti a Wuhan anche di persone sane di trent’anni e il più grave italiano ha 38 anni) che non hanno avuto nessun rapporto con quel Paese anche se non si sa se abbiano frequentato cinesi di ritorno da un viaggio a casa asintomatici o ammalati e poi guariti. Resta che il Nord, ragionano i più, al momento è meglio evitarlo, come suggerisce anche la Regione Lazio in una circolare. Quantomeno il Lombardo-Veneto, soprattutto la cintura milanese e il Padovano, oltreché Venezia. Una “discriminazione” da appestati che da quelle parti si è usata (si usa, in certe zone) di norma con i neri e i “terroni”. Ora stanno sperimentando sulla propria pelle cosa vuol dire essere rifiutati per puro pregiudizio, anche se in questo caso una motivazione concreta c’è davvero. Il fenomeno che questo sconosciuto virus produce a Roma, Napoli o Bari (dove finora non si è verificato un solo caso locale e dallo Spallanzani si esce guariti) è ora quello che induce il Sud a tenere alla larga il Nord e i suoi abitanti, portatori potenziali di virus letale. Perfino l’Europa ha messo il Nord Italia, area europea con il numero più alto di contagiati, sotto osservazione.

Una legge del contrappasso di dantesca memoria (si è costretti alle stesse pene inflitte agli altri) dà così una piccola rivincita al Sud. E ai cinesi che con il coronavirus italiano non sembrano, finora, entrarci proprio niente e che evitano gli italiani con cura. E agli africani che cominciano, loro, a rifiutare gli italiani e in generale gli europei bloccandoli alle frontiere, dalle Mauritius (dove 50 turisti italiani sono stati respinti in blocco all’aeroporto) all’Arabia Saudita, dall’Iraq all’Iran, dove i contagiati sono centinaia e i morti già 60, non tutti anziani e malandati.

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Domenica 23 Febbraio 2020 10:49

Convin-19, la figuraccia della sanità lombardo - veneta (leghista)


 


Risultato immagini per foto ospedale di codognoIl contagio del coronavirus è arrivato in Italia. Inevitabilmente. Il governo e le autorità del Commissario preposto al problema dicono che era previsto e si capisce perché. Il virus si propaga in modo molto facile, per via aerea (a dispetto delle rassicurazioni di alcuni) e si comporta in modo imprevedibile. Basta stare strizzati in autobus o vicini vicini al tavolo di un ristorante per essere a portata della trasmissione da parte di chi, inconsapevolmente, è portatore, anche sano (il cosiddetto paziente zero) della malattia. Tanti guariscono, tanti non si ammalano nemmeno, ma in tanti (vedi Cina) possono morire, a qualunque età. Ecco che, capito acutamente che la faccenda era seria e con tutte le informazioni disponibili dalla Cina (dove i morti sono oltre duemila e i contagiati si avvicinano agli ottantamila) il premier Conte ha dichiarato un mese fa lo stato di emergenza nazionale e prese tutte le misure per tamponare l’arrivo del virus il più possibile. Il governo sapeva che, prima che Pechino scoprisse le carte per qualche giorno tenute in mano e chiudesse le frontiere (soprattutto i voli da e per l’estero) milioni di persone avevano viaggiato e raggiunto ogni parte del mondo, fino a portare il convin-19, contro il quale una medicina specifica ancora non c’è, ovunque. Il contagio si è diffuso in ogni parte, anche in Italia. E mentre a Roma l’eccellente Spallanzani e la rete medica ospedaliera parava in modo egregio il problema, in Lombardia e in Veneto, guidate dai leghisti, lo sottovalutavano, tanto per screditare il governo. Bravi, complimenti. Il contagio è partito proprio da là.

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Lunedì 10 Febbraio 2020 07:29

Allo Studio Uno la satira tocca anche Rossini

 

 

 

Torna in scena al Teatro Studio Uno dal 13 al 16 febbraio 2020 “Il barbiere di Siviglia” spettacolo ispirato alla lirica di Gioacchino Rossini e Cesare Sterbini, seconda parte del  progetto dedicato all'opera (che comprende anche “Così fan tutte” e “Rigoletto”) ideato e messo in scena da “I Tre Barba”: Lorenzo De Liberato, Alessio Esposito e Lorenzo Garufo.

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