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Martedì 13 Luglio 2021 19:19

E’ Conte il capo 5Stelle. E batte il colpo: no alla Giustizia di Draghi

 

 

 


di Chiara Circe

 

 


M5S, strappo a un passo. Cresce ipotesi partito ConteAlla fine l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte l’ha avuta vinta. Non ci sarà nessuna diarchia nella leadership. Sarà lui il capo politico del Movimento 5Stelle, sarà sua la linea politica, sua la gestione dell’organizzazione e la comunicazione. A Beppe Grillo resterà il ruolo di garante dei valori fondanti dell’associazione politica. Lo Statuto proposto da Conte è stato accettato e verrà votato a giorni. I sette “saggi” che hanno avuto il compito di fare da pontieri nello scontro durissimo e aperto tra i due leader (con Grillo che pretendeva di fare il padre-padrone del Movimento lasciando a Conte un compito di mera rappresentanza) l’hanno spuntata, portando il comico-fondatore (non più tanto politicamente lucido) a non sfasciare tutto rischiando la scissione  già pronta e la morte definitiva, elettorale, della sua creatura. Iscritti ed elettori stanno tirando un respiro di sollievo.

La vicenda rischiava di sciogliere come aspirina in un bicchier d’acqua un patrimonio di 11 milioni di elettori conquistati nel non lontano 2018. Prima la mossa esiziale di dare un incomprensibile (o comprensibile soltanto per motivazioni personali) via libera al governo Draghi, poi l’accettazione supina dello smantellamento di ogni conquista dei “suoi” ministri intrappolati in una “visione” di governo di restaurazione a loro estranea, infine il rospo troppo grosso ingoiato con la riforma della Giustizia che ha affossato perfino uno dei provvedimenti simbolo del Movimento e del suo ministro del Conte1 Alfonso Bonafede. Non si poteva continuare. Se Grillo avesse insistito il Movimento sarebbe finito nel baratro presso il quale si era spinto pericolosamente.


A questo punto, Conte si è subito fatto sentire criticando (è materia sua) aspramente la riforma a firma Cartabia che non assicurerebbe nessuna giustizia nei Tribunali, né agli innocenti né alle vittime dei reati con indagini, giudici e pubblici ministeri ingabbiati in tempi strettissimi impossibili da rispettare data la situazione del personale disponibile. La stessa Commissione europea ha pubblicato un rapporto per il quale l’Italia ha soltanto 12 giudici per centomila abitanti a fronte della Germania che ne ha 24, giusto il doppio.


<Macchè processi più brevi, questa riforma è un’amnistia che li getta al macero>,  commenta Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro, strenuamente impegnato a combattere la criminalità calabrese, politica e mafiosa. <In questo modo non viene assicurata alcuna Giustizia>. Bisogna intervenire a monte per sveltire i processi, spiega: limitare le ipotesi di appello, rendere inammissibili le impugnazioni pretestuose, ridurre i ricorsi in Cassazione solo ai casi che riguardano effettivamente la legittimità delle procedure seguite nel processo.


E, inoltre, far ritornare a lavorare nei Tribunali la mole enorme di magistrati che svolgono altri incarichi “fuori ruolo” (alla Simonetta Matone, per intendersi , oggi candidata della Destra a Roma che un Tribunale non lo frequenta da 30 anni, fin da quando era capo di Gabinetto del ministro socialista Vassalli in poi), rivedendo così la geografia degli uffici giudiziari.


<La riforma della Cartabia va cambiata, così come è non la votiamo>, fa sapere Conte nella sua prima uscita da capo del Movimento 5Stelle, dichiarando apertamente che dovrà essere corretta in Parlamento, fino alle estreme conseguenze di un un’uscita dal governo dei ministri ex grillini, ora contiani. Il quadro politico ora appare più chiaro e sale la speranza che a questo governo Draghi, disastroso per la popolazione in difficoltà, cioè la maggioranza, ci sia un’opposizione critica, ferma e larga, dal forte potere di interdizione per i provvedimenti più dannosi, da non lasciare nelle sole mani dei reazionari Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Auguri.